lunedì 30 giugno 2014

Anche il proprietario sa comunicare

Quando vistiamo i nostri animali in studio o a domicilio risulta di fondamentale importanza l'incontro con i proprietari che danno voce ad una situazione  del loro animale da risolvere.
Il proprietario di un cane o gatto con problemi comportamentali deve essere un buon comunicatore. Saper capire cosa comunica il proprio animale, diventa già un modo per risolvere parzialmente molte cose e insieme al veterinario è possibile costruire un progetto riabilitativo utile.
Come  veterinari, per favorire la nascita di una buona relazione di lavoro, è necessario ascoltare attentamente quello che il proprietario ha da dirci, comprendendo e riconoscendo l’emozione dell’altro ( empatia) per poi rispondere in modo autentico in quello che si pensa.
Stiamo vivendo un tempo di cambiamenti continui che a volte disorientano nella loro velocità, cerchiamo allora di avere la mente pronta ad accettarli con curiosità e disponibilità. Ascoltiamo  bene i nostri clienti e osserviamo quello che ci può essere utile ai fini terapeutici.
Grazie all'empatia potremmo esprimere il nostro appoggio nella maniera corretta e attraverso molte domande si arriverà a trovare con il proprietario stesso diverse possibili soluzioni. Le informazioni ottenute andranno infine restituite al cliente stesso sotto forma di visibili modifiche che lo aiuteranno ad assumersi la responsabilità di agire per il meglio.
Questo tipo di  comunicazione crea dei vantaggi aperti prima di tutto all'animale che è il nostro paziente poi al proprietario che avrà una percezione positiva di essere stato capito e infine anche al veterinario che sarà percepito come una persona  che promuove la salute esercitando una professione d'aiuto.

lunedì 24 marzo 2014

Disturbo dell'inserimento in famiglia


Fin dal suo arrivo, il cucciolo si inserisce all'interno della famiglia che costituisce il branco. Può succedere che al momento della pubertà il cane cominci a sfidare i proprietari cercando di ottenere le maggiori risorse possibili che di solito sono il cibo, il controllo dello spazio, le iniziative del contatto e la sessualità manifestata.
Il cane emette dei segnali di comunicazione precisi per definire l'affermazione di sé e a volte mette in atto comportamenti aggressivi per affermare il suo status. Dopo la pubertà il cane comincia a chiedersi quale sia il suo posto nel branco familiare ed è probabile che attraverso le cure che riceve dopo ogni richiesta di gioco, cibo e coccole possa capire di essere lui incaricato alla gestione del branco. Oltre alla maturità sessuale infatti si ritrova a gestire  la maturità sociale. 
Questa situazione poco chiara al cane può indurre manifestazioni ansiose con possibili comportamenti aggressivi rivolti spesso solo ai membri della casa. E' necessario intervenire prima che il cane strumentalizzi le aggressioni attraverso la cura della relazione cane proprietario.
Attenzione allora al cane che  ringhia molto difendendo oggetti o spazi di casa perché poi potrebbe passare all'attacco. In seguito se  inizierà ad avere successo passerà direttamente al morso senza più avvisare con il ringhio.

Le dinamiche relazionali tra proprietario e cane dovranno essere modificate  per poter far si che l'animale riesca a capire bene quale sia il suo ruolo nel branco che sarà sempre quello del giovane mentre il proprietario dovrà essere sempre l'adulto di casa.
Per fare questo i proprietari  dovranno accreditarsi agli occhi del cane attraverso piccole azioni che lo porteranno ad uno stato di sicurezza e tranquillità. Ogni tipo di interazione deve partire sempre da loro. L'educatore potrà suggerire tante attività ma è opportuno che poi i proprietari siano in grado di farsi capire dal cane senza timore di essere aggrediti. Dopo attenta visita comportamentale si valuterà anche se è necessario intraprendere una terapia farmacologica almeno nei primi tempi, per evitare incidenti da morso ed aiutare sia il proprietario che il cane.  




martedì 4 marzo 2014

Il cane che ingerisce feci

Si definisce coprofagia l'ingestione di feci da parte del cane ed è sicuramente una cattiva abitudine! Proviamo ad indagare quali siano le motivazioni che portano ad un tale comportamento.
Una prima spiegazione arriva dalla natura che come strategia induce la madre ad adottare questo metodo per salvaguardare la prole dall'attacco dei predatori. Infatti spesso tracce di feci ma anche di invogli fetali lasciano messaggi odorosi e piste ai nemici. Per questo la cagna dopo il parto ingerisce tutti i residui e le placente dei suoi piccoli e continuerà in seguito ad ingerire le loro feci mentre effettua le normali cure igieniche. Per i piccoli i continui lavaggi ai genitali sono inoltre indispensabili per stimolare l'evacuazione. A volte il problema si presenta nei cuccioli appena adottati che ingeriscono le loro feci o quelle di altri animali continuando a farlo anche da adulti. Mentre il proprietario pensa che il tutto sia molto spiacevole il cane differentemente vive questo fatto molto "normale". Ma in realtà dove finisce la normalità? Ci può essere una responsabilità umana a questo problema se la gestione in partenza avviene in modo scorretto.
I cuccioli tenuti in negozio per animali in spazi ristretti, i cani di allevamento o di canili costretti a restare numerosi in box troppo piccoli associati a situazioni di scarsa  igiene sono più predisposti alla coprofagia. Questi fattori impediscono al cane di suddividere  bene le varie zone di alimentazione, riposo, eliminazione e l'ingestione delle feci diventa una sorta di "pulizia" che il cane effettua.
Da non sottovalutare comunque la natura di carnivoro nel cane che lo induce a nutrirsi di materiale organico nonostante il cibo ricevuto regolarmente dal suo proprietario. Quando il cucciolo viene adottato può succedere che le frequenti eliminazioni associate a punizioni da parte del proprietario  inducano il cane ad ingerire le proprie feci per nascondere la cattiva azione.
La cosa migliore da fare è non sgridare il cane  perché il problema potrebbe peggiorare. Cerchiamo invece di dare al nostro cane delle abitudini con uscite regolari e belle passeggiate dove le eliminazioni sono spontanee e dove le attività vissute con il proprietario impediscono al cane di concentrarsi sulle feci. Facciamo vivere il cane in zone adatte e non in luoghi ristretti e soprattutto cerchiamo di curare bene la pulizia di questi luoghi. Riprendere il cane ogni volta che si catapulta su feci, ma anche sul cestino dei rifiuti, stimola il cane a competere con il padrone per difendere una risorsa che ha trovato per primo. Sentirsi rimproverato su quella determinata cosa fa si che questa assuma agli occhi dell'animale un valore grande da ottenere. Il cane non comprende l'apprensione del proprietario intesa come modalità per salvaguardare la sua salute. Per lui  si tratta di un qualcosa che a livello olfattivo è molto stimolante e quindi di enorme valore.

sabato 1 febbraio 2014

Il cane timido

A volte  capita di incontrare cani molto timidi o molto paurosi. Basta un passo, un oggetto che cade a terra o una porta che si chiude a far sorgere una reazione immediata al cane che si ritira in zone appartate o sobbalza per lo spavento. Nel cucciolo il periodo che arriva alla 13-15 settimana di vita è fondamentale al corretto sviluppo comportamentale. E' proprio in questa fase che impara la corretta socializzazione. Essendo un animale sociale ha la necessità di stare con le persone ed anche altri animali. Può succedere che l'animale abbia una soglia troppo bassa di attivazione se l'ambiente in cui si trova a crescere risulta poco stimolante come ad esempio un canile o una casa di campagna isolata. Una volta adottato  il cane ha paura delle cose nuove e manifesta uno stato di forte stress. Anche le caratteristiche familiari possono contribuire al problema. Il cucciolo può apprendere dalla madre paurosa il comportamento di timidezza; se forzato nelle interazioni potrebbe avere reazioni improvvise ed ipertrofiche agli stimoli che possono essere dovute all'assenza dei dovuti autocontrolli con risposte a forti emozioni.
Il cane che non arriva all'abituazione nei confronti di persone, oggetti, luoghi e rumori esterni nel tempo potrebbe passare alla fase di sensibilizzazione. Alcuni cani tendono ad allontanarsi o reagire anche ringhiando per allontanare lo stimolo fobogeno e questo è pericoloso.
Si possono utilizzare semplici consigli per favorire la nascita di un rapporto di amicizia e fiducia tra cane e proprietario:
- stare con il cane anche senza fare nulla giusto per farci conoscere
- non fissare il cane ma spostare lo sguardo lateralmente
- non alzare le braccia e se possibile stare a terra.
- non forzare il cane ad avvicinarsi, chiamarlo più volte al giorno in modo che si abitui alla vostra voce e se il cane lo accetta dare qualche bocconcino o lasciarlo a disposizione .
-  parlare a voce bassa
- lasciare che sia lui ad avvicinarsi spontaneamente - usare dei movimenti lenti
- non guardare sempre il cane perchè si tranquillizzi e si senta più libero.
- uscire nelle ore più"tranquille" della giornata e in zone poco movimentate.
- creare una routine quotidiana per favorire l'abituazione agli stimoli che il cane incontrerà durante la giornata favorendo così la loro prevedibilità .
FARE ATTIVITA' CHE PERMETTANO AL CANE DI PRENDERE FIDUCIA IN SE STESSO molto semplici che non portino mai il cane a fallire.

venerdì 27 dicembre 2013

La paura dei botti





La fobia è una reazione di paura eccessiva nei confronti di uno o più stimoli che non sempre rappresentano un pericolo reale per l’individuo. Normalmente l’organismo tende ad adattarsi ai cambiamenti ma  in certi casi le sue reazioni  possono progressivamente diventare eccessive. La paura provata rimane memorizzata  e l’emozione che resta sarà sempre negativa. In un tempo successivo è possibile che, ancora prima del manifestarsi dell’evento, il nostro animale anticipi lo stato di paura di quello che potrà in seguito succedere. La breve descrizione fatta sul tema paura è utile per ricordarci di fare molta  attenzione ai nostri cari amici animali in questo periodo di festività natalizie in arrivo del nuovo anno. I fuochi d’artificio sono duri da sopportare per la forza e l’intensità del rumore provocato. Proviamo solo a pensare alla grande sensibilità dell’apparato uditivo del cane e del gatto che sono in grado di percepire suoni a noi completamente sconosciuti. Quando poi questi arrivano all’improvviso, senza alcuna prevedibilità, lo spavento è assicurato. Ora l’uomo da secoli continua a festeggiare eventi importanti con i fuochi d’artificio e, a prescindere dalle  sue giustificazioni positive o negative, è una realtà che sussiste e addirittura in alcune zone si intensifica di anno in anno.

Alcuni consigli possono aiutare proprietari ed animali a migliorare e sopportare meglio la situazione. Lasciate il vostro cane in casa e non nel giardino dove oltre al rumore potrebbe spaventarsi per gli effetti di luce e lampi improvvisi. Preso da una reazione inconsulta, potrebbe fuggire scavalcando il recinto per poi vagare disorientato per strada. In casa il cane avrà la sua cuccia che dà sempre un certo conforto; se poi ne avesse più di una, sarebbe opportuno posizionare la prediletta nel punto più riparato della casa magari tenendo le finestre ben chiuse con le tapparelle abbassate. Se possibile restate in casa con amici a festeggiare il capodanno, state vicino al vostro cane rassicuratelo con carezze e parole calmanti e durante il giorno fategli fare una bella camminata, dategli da mangiare prima così da favorire il riposo serale. Se il cane durante i botti si nasconde lasciatelo nel rifugio da lui scelto perché più efficace. Anche la presenza di un altro cane non timoroso  può essere utile. Il vostro cane potrà così essere distratto perché coinvolto nel gioco con l’altro animale. Per chi ne ha l’opportunità è  consigliabile ovviamente recarsi con il proprio animale in luoghi tranquilli. Nel caso la situazione diventasse estremamente difficile da gestire come nel caso di vostra assenza, sarà meglio chiedere preventivamente un parere al proprio  veterinario che potrà eventualmente prescrivere l’aiuto  farmacologico temporaneo, più utile al bisogno.

martedì 26 novembre 2013

Ma il gatto che vuole dal proprietario?



Se il gatto potesse parlare ci direbbe che :
E' un tipo solitario, sta bene con noi ma vuole avere  il controllo sulla situazione, desidera essere lui ad avere il primo contatto, chiede ai suoi proprietari prevedibilità e alle persone di rispondere sempre allo stesso modo.
La prima cosa che si fa quando troviamo un gattino di solito consiste nel tenerlo  in braccio per poi coccolarlo. In realtà si consiglia di restare con il gatto in modo rilassato senza fare nulla !
Cerchiamo di essere vicini al gatto piuttosto che cercare di fare qualcosa con lui. Le nostre interazioni devono essere di bassa intensità .
Lasciamo al gatto l’iniziativa!
Non dobbiamo essere percepiti come una minaccia per cui mettiamoci all’altezza del gatto, tocchiamo il gatto in modo lieve e delicato. 
 
Fate attenzine al tipo di interazione !
Si distinguono le interazioni in relazione alla loro intensità.
Bassa intensità: quando si sta nella stessa stanza senza interagire.
Minore intensità: stiamo seduti accanto al gatto senza toccarlo e senza giocare.
Maggiore intensità se prendiamo il gatto in grembo senza toccarlo.
Aumentiamo ancora di più iniziando a coccolarlo, pettinarlo o a fare manipolazioni pesanti trattenendo il gatto.
L’interazione più forte si ha quando solleviamo il gatto per tenerlo in braccio.  Togliere il terreno sotto i piedi dà al gatto l’idea di  sentirsi predato, cosa che lo preoccuperà molto!

Ma che cosa mi stai dicendo?
E' molto bello parlare con i nostri gatti, spesso ci salutano con il “meow” classico e addirittura rispondono a tono ad ogni nostra parola.
Attenzione: non è detto che per lui la conversazione sia così piacevole e il“botta e risposta” rischia di creare una situazione stressante e di conflitto poiché non sembra chiaro al gatto che cosa vogliamo da lui.
Facciamo attenzione anche a quelli che sono i nostri stati emotivi come quando siamo preoccupati per portarlo dal veterinario o dal tolettatore o  dobbiamo somministrare un farmaco; il nostro gatto infatti interpreta bene quello che stiamo provando.
Il  gatto quindi è in grado di “leggere” con facilità questi messaggi e rapidamente si “allineerà” alla situazione emozionale negativa dell’essere umano. 
Le esperienze che l'animale farà servono a scoprire le caratteristiche dei vari eventi ma hanno anche una valenza emozionale
Infine...
Ogni gatto è unico come è unica ogni relazione col proprietario, ogni storia è differente e dipende molto dal nostro modo di interagire.
Diamo al nostro gatto la possibilità di stabilire lui la qualità e la quantità delle interazioni.